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Storia della razza > Intervista a Robert Zoller: II parte

Intervista a Robert Zoller: II parte

Published by Andrea Lucchesi on 22/9/2008 (2064 reads)
INTERVISTA A ROBERT ZOLLER: IIparte

Allo stesso tempo inviava una lettera ad ogni membro del nostro Consiglio di Amministrazione che diceva:
"l'American Kennel Club adesso deve provarmi che le persone che hanno firmato le dichiarazioni di pedigree affermando che questi alberi genealogici appartenevano a cani di pura razza, non erano impostori".
Io risposi con una lunga lettera, dicendole che la cosa le stava sfuggendo di mano e che i suoi continui arpeggi e le sue bizzarre accuse stavano danneggiando la nostra razza ed il Club; ma soprattutto stavano danneggiando lei; molti dei nostri membri che l'avevano onorata per i suoi sforzi di pionierismo negli anni trenta ora erano rattristati nel vedere come la sua influenza fosse diventata distruttiva.
Ero dispiaciuto per lei e con completa sincerità le suggerii nella mia lettera di farsi consigliare da alcune persone di sua fiducia come il Dott. Lombard, Edna Lawlor e Delta Wilson, prima di formulare altre minacce.
Scrissi anche ai Lombard e i Lawlor. Pensai che erano persone buone e ragionevoli: mi piaceva specialmente Edna Lawlor. Il Dott. Lawlor aveva un team di Malamute - alcuni erano registrati e altri no - ed il suo interesse principale era lo sleddog. Insisteva a gareggiare con i suoi Malamute contro team di Siberian Husky e non penso che abbia vinto molto spesso, se mai gli è capitato. Lombard, un veterinario, era uno dei musher più abili e famosi al mondo. Correva esclusivamente con Siberian Husky, ma aveva sempre uno o due Malamute attorno.
Chiesi loro di non farmi favori, ma di aiutare cortesemente la sig.ra Seeley a smettere di rendersi ridicola; se avesse usato un po’ di buon senso e fatto un passo indietro, avrebbe forse potuto riguadagnare un poco del rispetto meritato anni prima. Io ero il bersaglio, ma dozzine di altre persone erano coinvolte; se avesse insistito nello sforzo di distruggere il lavoro di tante persone durante il corso di tanti anni, avremmo dovuto adottare ogni necessaria contromisura ed Eva Seeley sarebbe stata certamente perdente alla lunga.
Non ci fu mai un cenno di risposta dai Lombard e dai Lawlor e non so perché. Forse perché anche loro alla fine si erano proprio stancati della sig.ra Seeley e avevano deciso di mandarla a quel paese. Più probabile che condividessero la sua speranza di potersi liberare di tutti i nuovi arrivati e i nuovi cani e ritornare ad essere la comoda famigliola che erano in passato. E' anche possibile che né i Lombard né i Lawlor volessero essere coinvolti in alcun modo. Non riuscii mai a capirlo.

Storia di Robert Zoller
III parte - Capitolo finale

Seeley vs. Zoller: le accuse
Nell’ottobre di quell'anno l'AKC mi notificò che la sig.ra Seeley mi aveva accusato formalmente di avere di proposito incrociato cani di razza mista e di averli presentati come pura razza Alaskan Malamute. Se avessi desiderato negare queste accuse, avrei potuto presentare i miei argomenti ad un formale processo nella sede centrale dell'AKC nella città di New York. In allegato c'erano le fotocopie delle lettere che la sig.ra Seeley aveva sottoposto come "prova".
C'erano un paio di lettere di un uomo chiamato R. Gibson Perry, un dottore in pensione, che stabilivano che nel 1936 aveva acquistato certi cani da Milton Seeley. Altre lettere dicevano che Brud Gardner aveva ottenuto dei cuccioli dal Dott. Perry e successivamente ne aveva fatto nascere uno chiamato "Alaska" e venduto uno dei suoi cuccioli femmina chiamato "Sitka" a Dick Hinman. Quindi Hinman aveva accoppiato Sitka con Irwin's Gemo, producendo un cane che sarebbe stato il padre del mio "Kayak of Brookside".
Immediatamente compresi, è ovvio, che gli stessi cani erano antenati di Spawn's Alaska - e perciò, chiaramente, di Geronimo, Takoma, Cherokee, Sioux, Eagle, Echako, Machook, ecc. ecc. Perfino "Bear" dei Dawson e Banshee e Aabara di Pearson (vincitori di National Specialty) erano coinvolti. In breve, la maggior parte dei vincitori di National Specialty da diversi anni e virtualmente tutti i Top Dog di quell'epoca!
Quindi le prove di Seeley sembravano essere basate totalmente su questo: i nostri cani e molti altri risalivano a uno o più cani che i Seeley avevano posseduto circa venti anni prima - e lei ora sosteneva che non erano Malamute puri.
Continuai a scorrere il materiale che l'AKC mi aveva spedito, cercando la sua prova. Non riuscii a trovarne nessuna. Scrissi all'AKC dicendo che probabilmente avevano dimenticato di spedirmi tutto quello che avevano progettato di mandarmi. Risposero dicendo di no. Quello era tutto.
Era duro per me credere che l'intero caso si riduceva a questo: Eva Seeley diceva che gli antenati dei miei cani non erano Malamute. Tutto quello che dovevo fare era provare il contrario.
Domanda: in questa fase iniziale dello sviluppo della razza, come potevo farlo?
Considerato che tutti i Malamute nel 1936 - incluso i suoi – erano usciti dall’”anonimato” solo da una generazione o due, non potevamo provare che gli antenati dei nostri cani erano puri Malamute, come neanche lei poteva in alcun modo provare nulla sui suoi cani. Secondo l'AKC, ogni Malamute era un "cane eschimese" prima del 1935!
Nei miei appunti di difesa – non esattamente degli “appunti”, erano una specie di manuale – affrontai l’argomento sotto vari aspetti. Sottolineai che la Sig.a Seeley non aveva nessuna prova per sostenere l'accusa, che l’intero caso era basato solamente sulle sue affermazioni che i miei cani non erano Malamute. Affermai che Eva Seeley era famosa in tutto il mondo dei Malamute per etichettare ogni Malamute non di sua proprietà come incrocio o cane eschimese e che faceva così da molti anni e che più nessuno le credeva o la prendeva sul serio.
Richiamai anche l'attenzione sul fatto che aveva ripudiato i propri cani Kotzebue - Toro e gli altri che erano sfuggiti al suo controllo. Questa costante condotta d’azione, dissi io, avrebbe dovuto dimostrare che le sue affermazioni non avevano validità.
Comunque una cosa mi aveva preoccupato; cioè l'origine unica della nostra razza a quei tempi – solo da poco uscita dall'artico, così vicina all'"ignoto". Sapevo che i giudici del tribunale non conoscevano nulla dei Malamute e così potevano totalmente errare nel loro verdetto non comprendendo quanto era diversa la nostra razza dalla maggior parte delle altre. Quindi scrissi una storia abbastanza lunga della nostra razza. E per collocare le accuse di Seeley in una giusta prospettiva, presentai un adeguato resoconto dei suoi tentativi di eliminare la competizione revisionando lo standard, di controllare il club, di screditare tutti i cani non di sua proprietà.
Enfatizzai che questo caso non era affatto soltanto una questione di "Seeley vs. Zoller", ma piuttosto un tentativo di distruggere il lavoro di anni di circa settanta membri del nostro club (la vasta maggioranza in quel periodo) incluse anche otto delle nove persone del nostro consiglio di amministrazione. Feci notare che i quattordici "anni di Seeley" avevano prodotto due campioni AKC nella nostra razza, mentre i seguenti cinque anni ne avevano prodotti 61 - la maggior parte dei quali adesso lei stava tentando di screditare e rendere inutili per tutti i futuri programmi d'allevamento.
Sottolineai addirittura che le accuse di Seeley facevano sembrare lo stesso AKC alquanto sciocco: inclusi un elenco di 46 giudici autorizzati AKC - tutti considerati tra i migliori di quei tempi - che avevano giudicato questi "cani eschimesi o bastardi artici" come i migliori Alaskan Malamute del nostro paese. Se non erano capaci di riconoscere una pura razza da un incrocio, evidentemente erano degli incompetenti e le loro licenze dovevano essere revocate. Questo caso, suggerii, doveva essere rinominato "Seeley vs. tutti, incluso l’AKC!"
Raccontai anche l'intera storia del caso Irwin's Gemo-John B. Roth come un'indicazione di cosa Seeley era pronta a fare per raggiungere i suoi scopi. Sottoposi le copie delle lettere di Irwin, Hinman, Brud Gardner e la sig.ra Wilton per mostrare che ognuno, in quella catena, aveva comprato, posseduto, allevato e venduto questi cani e la loro progenie come pura razza Malamute.
Quasi tutti. Un anello mancava: il dott. Gibson Perry. Questo mi preoccupò non poco: non conoscevo quest'uomo, ma avevo sentito la sig.ra Seeley citarlo ed elogiarlo in molte occasioni. Pensai che fosse un parente o un amico stretto di famiglia e come tale disposto a firmare qualsiasi cosa per cavarla d’impaccio.
Non avevo altre alternative che scoprirlo. Sapevo che era in pensione e viveva nei boschi al confine del Vermont con il Canada. Jim Lynn si offrì di accompagnarmi là, un viaggio lungo. Dopo due giorni di guida veloce, arrivammo a metà pomeriggio. Era novembre. Freddo. Ricordo che il cielo era grigio scuro. Stava cominciando a nevicare.
Non avevamo idea di cosa ci aspettava. Quando il vecchio dottore ci avrebbe chiesto chi eravamo e perché eravamo venuti, forse ci avrebbe buttato fuori. Di sicuro quello era il momento in cui mi sarei giocato il tutto per tutto.
Venne alla porta del suo chalet. Era davvero un uomo vecchio, sugli ottanta scoprii. Non vedeva troppo bene ma era, mi accorsi subito, una persona rispettabile e assolutamente capace di ragionare.
"Dott. Perry?", chiesi. Lui disse "sì". Dissi: "sono venuto a parlarle di Eva Seeley". Alzò la mano per interrompermi. Prese un fiammifero e accese la pipa. Dopo un momento o due - senza conoscere niente di me, o perché ero là - diede volontariamente la sua opinione di Eva Seeley.
In tutto questo resoconto degli anni critici della nostra razza, nell'interesse dell'accuratezza e prospettiva storica, sono stato del tutto franco - forse più di quanto ad alcuni lettori può sembrare necessario. Ma esiste ancora così tanta disinformazione che deve essere corretta e l’ho fatto con molta più carità di quanta ne abbia mai ricevuta da Eva Seeley o da uno qualsiasi dei suoi amici. Tuttavia, non posso forzarmi a raccontare quello che il dott. Perry disse, anche se le parole esatte sono incise nella mia memoria per sempre!
In quel momento seppi per certo che se avessimo perso il nostro caso all'AKC, non sarebbe stato a causa del dott. Gibson Perry.
Una delle cose pubblicabili che disse della sig.ra Seeley fu che l’aveva fatto diventare matto. Infastidendolo sempre per "firmare questa o quella cosa". Discutemmo per un certo tempo. Più di un'ora. Quando andammo via ci diede una lettera che diceva:
"A chi di dovere: I cani che acquistai da Milton Seeley nel 1936 furono presentati da lui come Alaskan Malamute e furono riconosciuti da me come tali.
I cani che feci accoppiare per produrre il cucciolo che vendetti a Vernon (Brud) Gardner erano di pura razza Alaskan Malamute.
Non ho mai avuto ragione di sospettare che quei cani fossero incroci o di qualche altra razza.
Ho posseduto altri cani da slitta, ma quanto scritto sopra riguarda i cani in questione; quelli che acquistati da Milton Seeley nel 1936. Io non ho mai detto ad Eva Seeley, o chiunque altro, nulla di diverso".

Il processo
Ci furono molti ritardi, proroghe e sostituzioni nella composizione del consiglio di giudizio, così l’udienza non ebbe luogo fino al giugno del 1956. Jim Lynn venne con me. Era il nostro delegato AMCA all'AKC e mi accompagnò come testimone delle dichiarazioni di Brud Gardner e del dott. Perry nel caso in cui fosse stato necessario. C'erano anche mia moglie Laura e Connie Lynn, ma solo per accompagnarci durante il viaggio.
Arrivammo agli uffici dell'AKC a Manhattan prima degli altri. Nessuno ci conosceva, ma dicemmo alla reception chi eravamo e ci chiesero di accomodarci in sala d'attesa. Persone che non conoscevamo entravano ed uscivano e nessuno ci parlò o ci prestò attenzione.
L'AKC mi aveva detto che in genere si assume un avvocato per casi come questo, ma io pensavo di difendermi da solo. Inoltre, (con le scuse a qualsiasi avvocato che leggerà questo) i soldi che risparmiavo mi avrebbero permesso un bel viaggio in Europa più tardi. O una macchina nuova. Un giorno o l'altro (forse).
Poi entrarono molte persone nella sala d'attesa, tutte nello stesso momento. Una mezza dozzina o più di signori ben vestiti e dall’aria distinta, che potevano avere cinquanta o sessant’anni, ovviamente avvocati, probabilmente membri della giuria, ed alcuni ufficiali dell'AKC. Eva Seeley era con loro ed io riconobbi il sig. Tiffin di Boston, l'avvocato di Seeley. Presidente del Great Dane Club Of America e precedente ufficiale dell'AKC, era ben conosciuto e stringeva le mani di tutti. Per la verità, tutti ridevano, si salutavano stringendosi la mano, si davano pacche sulle spalle come vecchi amici ritrovati o membri di una confraternita. Seeley era nel bel mezzo delle festività, trattata come in una riunione di famiglia e lei era una della famiglia!
Jim Lynn mi guardò e alzò le spalle, con un'espressione che diceva "non si può sempre vincere". Mi sentii male. Se mai avevo visto un mazzo di carte truccato, eccolo, era quello. Mi venne in mente che forse avevo perso il caso ancor prima di cominciare.
Comunque, il consiglio di giudizio si rivelò cortese e, di lì a poco, equo. Seeley presentò il suo caso per prima. Portò John Hofft come testimone e costui disse molte bugie su di me. Questo davvero mi ferì, poiché una volta era mio cliente e gli avevo fatto molti favori durante il corso degli anni. Non potevo credere a ciò che sentivo. Ma dato che continuava a muovermi rimproveri, cominciai a comprendere che era talmente cattivo e bugiardo che probabilmente avrebbe danneggiato più loro che me.
Quando arrivò il mio turno, credo che riuscii a screditarlo completamente. Citai alcuni suoi gravi difetti di carattere, che conoscevo, e presentai le lettere della sig.ra Irwin e la ridicola lettera di John B. Roth. Hofft, negò di averla scritta, naturalmente, ed io dissi alla giuria che la cosa era così evidente che qualsiasi esperto calligrafo - anche uno mediocre - avrebbe potuto identificare facilmente la calligrafia di Hofft. Chiesi con insistenza che si facesse questa verifica se il consiglio aveva dubbi su chi stava mentendo e chi stava dicendo la verità.
Accusai Seeley di aver corrotto John Hofft e non ci fu una vera reazione a questo, né da parte di Seeley né del suo avvocato. Cambiarono solo argomento.
Una cosa mi sorprese: Seeley ed il suo avvocato presentarono argomenti al processo che non erano inclusi nelle loro accuse iniziali! Pensai che ciò fosse illegale. Senza preavviso, introdussero Irwin's Gemo nel caso.
Non lo avevano menzionato nelle loro accuse iniziali, evidentemente perché Dave Irwin aveva rifiutato di firmare le loro dichiarazioni. Ma adesso affermarono che Gemo non era un puro Malamute perché era stato mostrato come cane eschimese nel 1934! Le loro accuse non erano supportate da alcuna prova o informazione di alcun genere o riferimento al quando, al dove o ad altro!
Questo mi colse di sorpresa. Ma poi mi balenò in mente che Gemo non era ancora nato nel 1934!! Lo dissi e poi dissi anche che non avrebbe fatto comunque differenza, perché tutti i Malamute erano "cani eschimesi" secondo la definizione dell'AKC finché non furono riconosciuti come una razza separata; cosa che non accadde fino al 1935 – almeno un anno più tardi di quando l'esposizione citata ebbe luogo!
E poi dichiarai con gran decisione che avrei potuto provare che Gemo era stato mostrato come Alaskan Malamute a Westminster K.C. in Madison Square Garden nel 1941 e di nuovo nel 1942, dopo che l'AKC aveva riconosciuto i nostri Malamute come una razza distinta e separata dall'eschimese.
Presentare un’accusa così disinvolta, senza la benché minima prova per sostenerla, era, mi spiace dirlo, il tipico comportamento di Eva Seeley. Ma non potevo immaginare che il suo "grande" avvocato di Boston facesse una cosa tanto stupida. Quando accadde, cominciai a sentirmi molto più a mio agio ad occuparmi del mio caso senza rappresentante legale.
L'altra nuova "prova" presentata senza preavviso era un'asserzione di Paul Voelker che potenzialmente danneggiava la mia difesa e tutti i proprietari di cani M'Loot (ed erano tanti). A quanto pare, dopo aver fallito cercando di intimorire Dave Irwin, Hofft era andato in Arizona dove Voelker a quel tempo viveva e aveva provato a fare la stessa cosa con lui. Non avevo alcun modo di sapere se le asserzioni di Voelker presentate come prova erano false o autentiche e lo dissi. Dissi anche che, da molti anni di corrispondenza con Voelker, avevo capito che era una persona non totalmente affidabile e anche una specie di egotista che considerava chiunque altro nella razza come un “ritardato” o un "impostore". Tutto intento ad interpretare il ruolo del maestro, con tutti gli altri come devoti discepoli. Avevo sue lettere dove chiamava i suoi migliori clienti - gli Schmitt e Jean Lane - persone stupide che rifiutavano di seguire i suoi insegnamenti e che avevano rovinato i cani che aveva venduto loro.
Dato che Voelker era ormai totalmente fuori dal giro e penso geloso di quanto fosse avanzata la razza rispetto a dove l’aveva condotta lui, era possibile che avesse deciso di ripudiare i suoi cani M'Loot per rifarsi di torti immaginari.
Possibile, dissi al processo, ma non probabile. Era facile provare che per tutti gli anni in cui si era occupato di cani, aveva presentato costantemente i suoi cani non solo come puri Malamute, ma di gran lunga i migliori Malamute sul pianeta terra! Ci voleva ben altro che le dichiarazione di Seeley e Hofft per convincermi che i documenti presentati contro i cani M'Loot avevano più validità del resto delle loro argomentazioni.
Infine arrivarono alla questione dei cani di Perry ed io pensai che questa era la parte più ardua del caso di Seeley. Proprio mentre stavo cominciando a sentirmi in una botte di ferro, il suo avvocato sbattè sul tavolo un documento del dott. Perry sui cani comprati da Milton Seeley nel 1936 - con inclusa l'asserzione "questi cani non di razza pura"!
Ammutolii. Cosa diavolo stava accadendo qui? Tutto quello che avrei potuto fare, chiaramente, era presentare la mia lettera firmata dal dott. Perry che affermava con sicurezza che i cani erano Alaskan Malamute. Chiamai Jim Lynn come testimone per raccontare la storia della nostra visita al campo del dott. Perry ed attestare la validità del mio documento.
Poi dissi alla giuria che io non sapevo spiegare la contraddittorietà dei documenti ma non sarebbe stato difficile contattare il dott. Perry e scoprire da lui chi di noi aveva presentato i veri fatti ed insistei che questo avvenisse.
A questo punto, il sig. Tiffin cominciò a parlare a bassa voce con la sig.ra Seeley e dopo un istante o due (con una certa pena, pensai) spiegò alla giuria che la sig.ra Seeley aveva di persona aggiunto a macchina le parole "questi cani non di pura razza" sopra alla firma del dott. Perry, dopo che egli ebbe firmato!
(Ti avevo detto all’inizio di questa storia che alcune delle cose accadute in quei giorni erano davvero incredibili. Non so cosa ha conservato l'AKC nei suoi registri di questo processo o quanto ciò che ha conservato sia particolareggiato. Ma se esiste ancora una trascrizione completa ed è disponibile, dimostrerà l’assoluta precisione di questo resoconto).
Non posso ricordare ogni dettaglio, ma so che al processo era saltato fuori un altro documento firmato dal dott. Perry, che includeva le parole "non di pura razza". Subito dopo la fine del dibattimento, Jim Lynn guidò dal Canada fino al Vermont per vedere se il dott. Perry poteva spiegare come fosse accaduto. Il dott. Perry era via per una battuta di caccia, ma sua nipote ricordava. "Proprio mentre stava per uscire", disse a Jim Lynn, "la sig.ra Seeley capitò qui con delle carte da fargli firmare. Lui rifiutò e lei gli disse che non era altro che una dichiarazione di aver comprato dei cani dai Seeley una volta. Lui non aveva gli occhiali, così accettò la sua parola e firmò. Poi le chiese di andarsene perché aveva fretta".
La nipote disse che avrebbe riferito l'accaduto al dott. Perry al suo ritorno. Disse che si sarebbe molto arrabbiato e che sicuramente sarebbe andato di persona all'AKC per dare la sua opinione sulla Sig.a Seeley se fosse stato necessario.
Anche se il processo era finito, le motivazioni della sentenza non sarebbero state annunciate immediatamente. Quindi spedii queste nuove informazioni all'AKC per precauzione. Sapevo che il futuro dell’intera razza era in gioco, così non avrei lasciato nulla di intentato!

Il verdetto e l'appello
Un paio di settimane più tardi ci notificarono che le accuse di Seeley non avevano fondamento e che il caso era archiviato. Comunque Seeley ed il suo avvocato fecero immediatamente appello al verdetto del consiglio di amministrazione dell'AKC. Il promemoria d’appello del sig. Tiffin, che l'AKC mi inviò, era costituito da tre pagine di stupidaggini concentrate, che contenevano asserzioni come questa: "nella trascrizione è possibile trovare ulteriori prove contestate del fatto che alcuni dei cani nella linea di Kayak furono prima mostrati come Siberian Husky..."
Incredibile! Un'altra nuova accusa mai menzionata prima nelle prove d'accusa o presentata in giudizio! E quindi - pensandoci - non era possibile che fosse "trovata nella trascrizione" come affermato. Non posso credere che il sig. Tiffin, un avvocato, non sapesse che le sue tattiche erano improprie. Cosa più importante, come ogni altra accusa avanzata in questo processo la sua asserzione "mostrati come Siberian Husky" non era accompagnata da chiarimenti su quali cani, in quali mostre, quando, da chi, o da nessuna prova o evidenza!
Quando studiai il promemoria del sig. Tiffin non vi trovai concretezza alcuna. L'appello era basato sulla sua affermazione che malgrado tutte le dichiarazioni che io avevo sottoposto, "le persone non stavano dicendo probabilmente la verità". Il consiglio, diceva lui, avrebbe in realtà dovuto decidere il caso sulla "testimonianza della sig.ra Seeley stessa, che io non credo possa essere messa in dubbio".
(Forse ho torto, ma mi sembra una bella pretesa per una donna che aveva aggiunto con la macchina da scrivere le parole "questi cani non sono di pura razza" sopra la firma del dott. Perry e le aveva presentate come prova al processo!)
Non presenziai neanche all’udienza d’appello a New York il 28 novembre,1956. A tempo debito, ricevetti la notifica che l'appello era stato respinto.

Strascichi
Diverse persone che avevano seguito il caso suggerirono di citare la sig.ra Seeley per calunnia, falso in atti scritti e diffamazione. Non lo feci. Sono pronto a lottare per difendere i miei interessi, ma non per rivalermi.
Avevo vinto il caso, ma c’erano voluti quasi due anni del mio tempo, molto lavoro duro e un bel po’ di soldi che potevo a stento permettermi in quei giorni.
Lei aveva perso la causa. Ma non ne pagò mai realmente il prezzo - non quando consideri le tattiche che aveva usato. Molti che seppero ciò che era accaduto la perdonarono. Finsero di non vedere. Di nuovo. La gente crede a ciò che vuol credere. Non m'importava. Io ero favorevole a mettere tutto a tacere, ora che lei non era più una minaccia per la nostra razza Malamute. Mi ero sentito davvero spiacente per Eva Seeley - anche se a volte non capisco perché! In ogni caso mi sono trattenuto dal pubblicare l'intera storia per più di trent'anni.
Io sono anche convinto che Eva Seeley non ha mai pensato di avere fatto un solo errore. Neanche parziale.
Pochi anni dopo, ne ero fuori - e penso che almeno in qualche misura il modo in cui ero stato trattato aveva qualcosa a che fare con la mia uscita. D'altra parte avevamo fatto un numero di amicizie strette e durevoli. Avevamo incontrato molti "personaggi" interessanti e davvero alcune brave persone. Jim Lynn era sempre col suo appoggio al 100%, ed i Pearsons e Gormleys ed i Dawsons ed altri furono concretamente al mio fianco dall'inizio alla fine.
Ma io penso che ogni possessore di cani Kotzebue volesse veder vincere Seeley e non gli importasse come. (La natura umana è così. Proprio mentre scrivo, milioni di arabi in tutto il mondo venerano e sostengono Saddam Hussein semplicemente perché è arabo, e nient’altro conta). La maggior parte dei nostri membri AMCA compresero che stavo lottando per salvare i loro cani così come i miei, e perciò mi furono alleati fedeli a quel tempo.
Ma a parte il processo e a parte alcuni di noi che vi erano coinvolti, gli appassionati di Malamute rimanevano per lo più dei fanatici di Kotzebue o di M'Loot e si guardavano l'un l'altro con la stessa fiducia e affetto che oggi vediamo tra gli ebrei e gli arabi nel Medio Oriente. Poiché avevo detto alcune cose belle su entrambe le linee, fui visto con sospetto da ambo i campi. Neppure vincere molto alle mostre mi aiutò.
Tu sai ed io so che i nostri cani sono più come nostri bambini che semplici proprietà. Questa esagerazione serve a rendere l’idea: tu mi batti nella collezione di francobolli ed io ammirerò la tua; tu batti il mio cane in una mostra ed io ti odierò per sempre - e probabilmente anche il giudice! Qualcosa di simile devi aspettartela, ma qualcos’altro durerà più a lungo e col tempo ti stancherà.
Cose come questa mi infastidirono: poco prima del processo, un potenziale cliente in California mi scrisse:
"Si è creata una situazione un po’ delicata. Un'altra allevatrice quaggiù vuole che noi prendiamo una delle sue cagne... Dopo aver visto la foto di Geronimo, le ho detto che volevo una sua figlia. Mi ha risposto con una vera e propria replica. Prima di sobbalzare fino al soffitto, mi lasci ripetere che mi piace Apache Chief e sono convinto che è il più bel Malamute che abbia mai visto - qualunque cosa dicano su di lui. Mi piace ancora e voglio una sua figlia. La sua lettera recitava "sono piuttosto bene informata sulle sue origini... la madre è un esemplare eccellente. (Nota dell'autore: quella era Kelerak). Il padre di Apache Chief è il cane del quale ho parlato, sotto il fuoco dell'AKC. Cosa vergognosa che una cagna della sua qualità sia stata incrociata con un cane di discendenza discutibile".
Non dissi mai nulla di quella lettera, ma è il genere di cose che è difficile da dimenticare; il tipo di comportamento che rende la passione per i cani meno gioiosa di quanto dovrebbe essere.
Sono sicuro che alcune di queste cose ancora circolano. Ma chi di voi è entrato nella nostra razza negli anni ’60 o successivi, ha trovato tutto già ben sistemato e non molto diverso dalla maggior parte delle altre razze. Può essere difficile per te capire cosa furono i primi giorni. Ecco perché ti sto raccontando questa storia.
Grandi cani come Geronimo e Takoma e Cherokee e Sioux distavano solo poche generazioni dall’"ignoto". Così furono continuamente calunniati da Eva Seeley e da altri, i cui cani all’”ignoto” erano anche più vicini. Loro usarono il termine "capostipiti" come se fosse applicabile solamente ai cani di Seeley. In realtà, Irwin's Gemo e Sitka ed i primi cani M'Loot furono anch’essi capostipiti.
Considera questo: Ch. Gripp Of Yukon, uno dei primi cani di Seeley ad essere registrato, era figlio di Yukon Jad e Bessie. Bessie è descritta come "una groenlandese" da nessun altro che Eva Seeley stessa nel suo libro, "Chinook and His Family".
Ciò che più importa, Yukon Jad nacque da Grey Cloud - un cane il cui proprietario, Frank Berton di Dawson, nel territorio dello Yukon, dichiarò che era "tre-quarti lupo".
(Ad onor del vero, le informazioni citate sono il risultato della ricerca di Richard Tobey, che, secondo me, conosce la prima parte della storia della nostra razza meglio di chiunque altro al mondo).
Adesso per favore cerca di capire, non si possono usare questi fatti per concludere che i cani di Seeley non erano Malamute. Ogni razza deve cominciare da qualche parte. I Malamute - indipendentemente dalla linea di sangue - risalgono tutti dall’”ignoto”. Il che non è affatto male se consideri che la maggior parte delle altre razze risalgono a cani noti di altre razze!

Poscritto
Un’annotazione finale. Anni più tardi - 1975? - squillò il telefono. Era Maxwell Riddle. Non conoscevo di persona quest'uomo, ma lo ricordavo come uno dei migliori e più famosi giudici di cani in America. Mi disse che stava lavorando con Eva Seeley alla stesura di un libro autorevole sull'Alaskan Malamute. Dissi, "mi sembra una contraddizione; per me "la sig.ra Seeley" e "autorevole" si escludono a vicenda. Considerando che lei sostiene che non ci sono Malamute eccetto i propri; evidentemente scriverete un libro molto corto!"
Il sig. Riddle disse che avrebbe sicuramente incluso i nostri cani Husky-Pak. Ecco perché stava chiamando; aveva bisogno di verificare alcuni dei fatti e delle cifre. Discorremmo a lungo e sono sicuro che sentì molte cose da me che non aveva sentito da lei. Mi chiese se ero disposto a metterne per iscritto qualcuna.
Un po' più tardi scrisse per ringraziarmi per il materiale che gli avevo spedito. "Quello che ho fatto", spiegò, "è di inserire un capitolo introduttivo di Eva Seeley ed un altro capitolo introduttivo di Robert J. Zoller". Aggiunse, "sto stampando quello che mi avete inviato, parola-per-parola... ".
Sorprendentemente, il libro di Seeley-Riddle fu pubblicato proprio in quel modo. Forse hai visto il libro e ti sei chiesta come questo sia potuto accadere. Anch’io me lo sono chiesto! Può essere che Seeley abbia alla fine deciso che le centinaia di campioni Alaskan Malamute registrati all'AKC dopo tutto erano davvero Malamute?
Lo scoprii....... anni più tardi, nel settembre del 1987, quando ricevetti un'altra lettera da Maxwell Riddle. Mi disse ciò che era accaduto.
"Dopo che il libro fu pubblicato", disse, "Eva Short Seeley si rifiutò di parlarmi di nuovo!"
Così, questo è ciò che accadde nella nostra razza Alaskan Malamute in quegli anni critici. Forse ti ho detto molto di più di quello che vuoi davvero sapere. Questa fu una vera avventura di vita e come è, quasi per tutti, la vita, fu a tratti un po' triste. Ma penso che si sia risolta bene alla fine - per chiunque ami questa razza e la voglia veder prosperare.
Guardando indietro, sono orgoglioso di quello che ho fatto per migliorare (e proteggere) la qualità dei Malamute di oggi. Non ci penso spesso, ma recentemente la cosa mi colpì quando Laura ed io decidemmo di entrare in una mostra di cani per la prima volta dopo più di dieci anni. Lì, a una certa distanza, adocchiammo un grande Malamute maschio. "Guarda", dissi io, "un cane Husky-Pak!" Ad ogni modo gli assomigliava; esaminandolo più da vicino decidemmo che era il miglior Malamute che vedevamo da molti anni. E non dovevo vedere il suo pedigree per sapere che questo magnifico cane non sarebbe mai nato se gli eventi che ho descritto qui fossero andati diversamente molti anni fa. E sono disposto a scommettere che è così per quasi ogni Malamute da primo premio negli ultimi venti anni!
Per me, l’esperienza con i Malamute fu molto simile alla mia partecipazione alla seconda guerra mondiale (non è una cattiva analogia, pensandoci); non avrei voluto perderla per nulla al mondo, ma non vorrei riviverla di nuovo!
Fine!


Un ringraziamento particolare a coloro che ci hanno permesso di pubblicare questo materiale. A causa della grande quantità di documenti storico fotografici non siamo riusciti a contattare tutti gli interessati, o perché molti allevamenti oggi non esistono più o perché non è stato possibile trovarne il recapito. A coloro che non sono stati contattati chiediamo, qui pubblicamente, il permesso di lasciare queste foto. A chi ne volesse la rimozione da questo sito chiediamo di inviare un'email ed il web master provvederà immediatamente.
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