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Articoli ed interviste > Intervista al giudice: Claudio De Giuliani

Intervista al giudice: Claudio De Giuliani

Published by Andrea Lucchesi on 10/9/2008 (103688 reads)
INTERVISTA A CLAUDIO DE GIULIANI


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Quali sono le motivazioni che l'hanno indotta ad intraprendere la carriera di giudice?
Capire o scoprire quali siano le motivazioni che hanno fatto scattare in me la molla per diventare giudice non è facile. Ritengo che la grandissima passione per i cani, che da sempre mi accompagna, sia alla base di questa mia scelta. Naturalmente, qualcuno giustamente potrà obbiettare, avrei potuto fare solamente l’allevatore o l’handler per soddisfare questa mia “sete” di cinofilia, o tenermi solamente i cani quali animali da compagnia, ma evidentemente il solo allevare, l’handler non l’ho mai fatto, non mi bastava. Da quel lontano 1968, anni in cui scrissi all’ENCI per avere maggiori notizie sulla razza che in quei anni seguivo con maggior trasporto, ovvero il cane tedesco da ferma a pelo corto, è passata tantissima acqua sotto i ponti. Dopo circa dodici anni, 1980, divenni giudice, appunto della sola razza Kurzhaar e nel 1994 ampliai anche all’Alaskan. Quindi ritengo che sia molto difficile estrapolare la giusta verità, capire la motivazione scatenante perché una persona diventi giudice cinofilo, al pari di quella che diventa arbitro di calcio o giudice di un concorso per bovini, certamente alla base di tutto è la grande passione per questa o quella cosa. Vorrei però sfatare un mito che alle volte mi sembra aleggi all’interno del mondo cinofilo: il giudice visto come persona privilegiata ed un po' “in”. Non è certamente così. Ci sono due aspetti che forse la gente che vive le esposizioni alle volte dimentica: il continuo aggiornamento tecnico a cui un giudice non può non sottoporsi e il costante peregrinare durante i fine settimana. Il compianto Paolino Ciceri mi ricordava sempre: “ricordati De Giuliani, il libro di cinotecnia è per un giudice come la Bibbia per un credente: deve essere letto ogni giorno”. Ed è una grandissima verità!! L’aggiornamento per una persona che è deputata appunto a giudicare, in questo nostro specifico caso, il prodotto dell’allevamento canino, è di fondamentale importanza: le razze sono in continua evoluzione, la cinotecnia, intesa come scienza che studia il cane, forse un po' meno, ma indubbiamente si evolve e grazie a letture provenienti da tutto il mondo, cose nuove se ne possono imparare tutti i giorni. Vorrei portare un esempio significativo, proprio inerente alla vostra razza: il single-tracking. Qualche anno fa, possono essere tanti o pochi, non penso interessi al lettore, in una riunione dei giudici, qualcuno parlò appunto di questo aspetto del movimento canino, per molti sconosciuto, e riportò la bibliografia inerente. Erano due libri americani che in pratica nessuno in Italia aveva. I giudici coscienziosi si misero subito alla ricerca dei due testi: vi giuro furono in molti. Per il secondo aspetto, visto che ognuno di noi ha anche una famiglia, non sempre l’assentarsi il fine settimana è momento di svago: alle volte si vorrebbe rimanere a casa con i propri figli, con la famiglia, o per svolgere altre attività ricreative al di fuori della cinofilia. Ma avendo accettato questo ruolo all’interno di una organizzazione non è corretto rispondere agli inviti solamente quando si ha voglia o quando non si ha niente altro da fare. Come sempre il giusto sta nel mezzo.

Da quanti anni giudica l'Alaskan Malamute?
La ratifica ufficiale risale al marzo del 1994, mentre gli esami gli diedi nel novembre del 2003, all’esposizione internazionale di Genova.

L'Alaskan Malamute, al contrario di suo "cugino" Husky, fortunatamente è sfuggito al famoso "boom" degli anni '90. Lei pensa che questo abbia favorito la buona selezione di questa razza? I risultati degli Alaskan Malamute italiani all'estero dovrebbero confermarlo, eppure ci sono persone che pensano che la qualità dei nostri cani è diminuita negli ultimi anni. Qual è la sua opinione?
Sicuramente l’esplosione “commerciale” di una razza non è auspicabile, soprattutto quando per quella razza non esiste una funzione particolare, vedi il cane da caccia o da difesa. Una ventina di anni fa, i siberian presenti alle esposizioni, così peraltro tutte le razze nordiche, erano pochissimi. Poi ci fu il “boom”, una errata concezione di utilizzo di questo meraviglioso cane portò ad una proliferazione assurda della razza. Tutti divennero conduttori di slitta, tutti pensarono di utilizzare il siberian come una mountain bike per gironzolare per prati e boschi. Forse alcuni di loro si dimenticarono di una cosa: la bike poteva essere appesa ad un chiodo, al rientro della scampagnata, il cane se viveva in città, alle volte in appartamento, doveva almeno 2-3 volte al giorno, essere portato a fare un giro, doveva essere accudito, ecc.ecc. Poi ci fu la moda: si ricercava spasmodicamente il cucciolo con gli occhi azzurri. Ricordo che qualche allevatore mi diceva che le telefonate che ricevevamo dai possibili acquirenti avevano sempre lo stesso tono: “ ...... ma hanno gli occhi azzurri?....”. Tutto questo portò ad una proliferazione assurda, insostenibile, della razza, che come ogni cosa effimera doveva prima o poi finire. In quegli anni nelle esposizioni la razza siberian era quasi sempre la più numerosa. Naturalmente la maggioranza dei soggetti era al di sotto della media, anche se dobbiamo dire che l’allevamento italiano era pur sempre uno dei migliori d’Europa. Si potevano notare soggetti puramente da “traino” che differenziavano notevolmente dai cani cosiddetti da “show” e forse ancora non si era ben capito lo standard: alcuni cani erano per esempio troppo corti od avevano un avambraccio insufficientemente lungo, la testa non sempre aveva giusti rapporti ed anche l’orecchio era esageratamente grande. Ben presto però l’allevamento amatoriale, dedito al miglioramento della razza solamente dal punto di vista sportivo, prove ed esposizioni, e non da quello commerciale, ebbe il sopravvento. Il numero degli allevatori diminuì e di conseguenza anche il numero dei cani iscritti alle manifestazioni e, come avviene quasi sempre in questi casi, la qualità migliorò. I cani d’allevamento italiano ben figurano in tutti i ring d’Europa e d’America, ottenendo risultati che portano lustro a tutta la cinofilia italiana.

Nel momento del giudizio cosa cerca in un Alaskan Malamute e come è costruito il suo cane ideale?
Non essendo un cane da tiro di corsa, destinato a rivaleggiare in velocità con eventuali competitori, ma è concepito per la forza e la resistenza, come giustamente puntualizza lo standard direi che il mio Alaskan ideale è raffigurabile da un cane iscritto in un rettangolo appena accentuato, quindi lunghezza del tronco leggermente maggiore dell’altezza al garrese, che denoti potenza, ovvero con arti dalla corretta angolazione ed atti, soprattutto nel posteriore, ad una spinta energica sia per una prova di traino sportivo (slitta) o di traino di forza.

Come giustamente lei dice, il movimento per l'Alaskan Malamute è molto importante. A questo proposito sorge una domanda spontanea: considerando i ring completamente inadeguati che spesso troviamo alle esposizioni, come si fa ad esprimere una valutazione obiettiva sul movimento?
Purtroppo alle volte ci si trova in condizioni non ottimali per giudicare un cane, soprattutto quando questo utilizza di norma un galoppo, normale, veloce o velocissimo, mentre la valutazione di una razza che solitamente utilizza il trotto è sicuramente più facile. Ma, purtroppo, queste sono le regole dell’esposizione moderna ed il giudice deve sapere cogliere in quei pochi istanti il grado di correttezza e di tipicità di un movimento.

Nell'Alaskan Malamute ci sono moltissime tipologie, quindi spesso vediamo in un ring cani talmente diversi da apparire quasi razze differenti. Lei pensa che questo sia una ricchezza per la razza? Un giudice ha difficoltà quando incontra cani talmente differenti?
Lo standard è uno solo e quindi il tipo dovrebbe essere unico, pur accettando diverse sfumature, dovute in questo caso a provenienze da linee diverse (la Kotzebue, la M’loot e la Hinmann-Irwin alcune delle linee più importanti che si trovano riportate sulle riviste specializzate) , importante che le note caratteristiche della razza siano rispettate. Faccio l’esempio molto semplice delle orecchie che così vengono descritte dallo standard: “di taglia media, ma piccole in rapporto alle dimensioni del cranio.
Di forma triangolare con l'estremità arrotondata. All'attaccatura le orecchie sono ben distanziate e situate sul bordo esterno della parte posteriore del cranio, a livello dell'angolo esterno (superiore) dell'occhio, così che quando l'orecchio è drizzato è staccato dal cranio. Quando le orecchie sono dritte, sono portate leggermente in avanti, mentre sono spesso piegate contro il cranio quando il cane è in azione. L' attaccatura alta è un difetto”. Quindi se nel giudizio trovo orecchie grandi, con le estremità poco arrotondate ma a punta, queste devono essere penalizzate anche quando l’eventuale linea di sangue prediliga un orecchio così descritto. Spero di essere stato chiaro!!

Ritornando alle differenti tipologie, ciò che spesso fa la differenza tra soggetti è la morfologia della testa. La testa è un vero e proprio argomento di discussione; c'è chi pensa che la testa del Malamute debba essere lupoide, come dice anche il nostro standard. Però il nostro standard dice anche che la testa deve essere possente. Dunque si vedono teste più lupoidi e teste che tendono ad essere molosse con stop molto evidenti. Può dirci qual è la sua testa ideale?
Bisogna non fare confusione nell’usare le denominazioni con cui Pierre Megnin aveva a suo tempo suddiviso le razze canine: lupoidi, braccoidi, molossoidi e graioidi. Per quanto riguarda il gruppo dei Lupoidi così viene descritto dal Solaro: “cani aventi testa a forma di piramide orizzontale, orecchie generalmente dritte, muso allungato, stretto, piccole labbra, serrate,le superiori che non oltrepassano la base delle gengive inferiori”. Tra queste razze sempre il Solaro riporta i cani degli eschimesi, i cani da alce, i cani da pastore belgi, ecc.ecc, i cani di Pomerania, lo Chow-Chow, cane da pastore russo, ecc.ecc. Come si vede cani assolutamente differenti. Mentre per i molossodi possiamo riportare che sono contraddistinti da “testa voluminosa, rotonda o cuboide, orecchie piccole e cadenti, muso corto, labbra lunghe e spesse, ecc.ecc.” Spero che questo vi abbia fatto capire la differenza, la grande differenza tra lupoidi e molossoidi. Per il mio modo di interpretare lo standard, direi che una bella testa con lo giusto stop, mai esagerato ma nemmeno assente, con un muso forte mai appuntito, con delle orecchie ben inserite e dal giusto disegno, è la testa che preferisco.
Nella nostra razza capitano spesso soggetti con alcune "colpe": code portate troppo strette o troppo larghe, mancanza di P1, chiusure a tenaglia, occhi chiari. Nel nostro standard queste "colpe" non sono considerate importanti, in alcuni casi non sono neanche menzionate. Molti giudici, non specialisti di razza, gli danno molto peso, probabilmente perchè in altre razze sono considerati difetti gravi. Qual è la sua opinione in merito?
Il giusto sta nel mezzo!! La coda se ben portata, come richiesto dallo standard, è sicuramente bella da vedere, ma sicuramente lo specialista, o meglio il giudice che più da vicino segue la razza, potrà valutare tale difetto in modo meno pesante perché probabilmente ne conosce la diffusione nella popolazione canina da lui più conosciuta. Certi difetti, mancanza di P1, chiusure a tenaglia, soprattutto il primo, dovrebbero essere puniti con meno severità in quanto non diminuiscono la funzione. Se non ci sono direttive dai club i giudici continueranno ad interpretare lo standard in un modo oggettivo, a meno che i difetti non siano ben descritti e proscritti dallo standard. In questo caso ognuno dovrà prendersi le proprie responsabilità ed essere responsabile di quanto viene scritto nella relazione.

Quali sono i difetti che lei considera gravi?
Nel giudizio di un Malamute deve sempre prevalere sul resto la valutazione sulla funzione come cane da slitta. La severità della penalizzazione dipende da quanto il soggetto si allontana dal tipo ideale e da quanto un particolare difetto può penalizzare l'attitudine al lavoro. Gli arti del Malamute devono denotare una forza fuori dal comune e una formidabile capacità di propulsione. Tutti i segni di imperfezione degli arti o dei piedi, in stazionamento o in movimento, devono essere considerati difetti gravi. I difetti più importanti sono: piede piatto, garretti vaccini, metacarpi difettosi, spalla dritta, difetti nelle angolazioni, l'andatura ondeggiante (o qualsiasi andatura non coordinata, energica e regolare), la mancanza di sostanza, il petto insufficientemente disceso, il corpo troppo compatto o leggero di ossatura, e proporzioni generali mediocri.” Mi sembra che lo standard sia descrittivo e ben preciso!! Naturalmente una testa non consona alla razza od un pelo non “funzionale” sono da penalizzare altrettanto fortemente.

Quanto influisce nei suoi giudizi un'ottima presentazione dei cani?
Una volta definito “il valore” di un soggetto sottoposto al mio giudizio, ovvero dopo avere deciso che è in tipo, che è ben costruito, che muove bene e che è distinto, andrò a valutare anche la presentazione. Naturalmente va da se che una buona presentazione aiuta il giudice ad essere più veloce nel “catturare” i pregi e difetti di un cane. Un soggetto che salta, che non riesce a stare in stazione, che non si fa guardare in bocca, alla fine sarà sicuramente penalizzato.

I nostri amati cani nordici hanno il problema che spesso non sono in eccelse condizioni di pelo, questo influisce nel suo giudizio?
Se dovessimo essere “pignoli” un cane non in condizione di pelo non dovrebbe essere premiato con la massima qualifica anche perché, soprattutto se è la prima volta che viene presentato, un giudice non può sapere se in un’altra stagione lo stesso cane potrebbe presentare un pelo dalla miglior presenza. Naturalmente non si può esagerare , altrimenti certe razze in alcuni momenti dell’anno non potrebbero nemmeno venire presentate.

La tolettatura è sempre stato un argomento di polemica, ci sono alcuni giudici che non la vogliono assolutamente, altri la tollerano ed altri ancora la preferiscono. Alcuni dicono che con la tolettatura si possono nascondere dei difetti strutturali. Lei pensa che sia possibile? E comunque lei preferisce una presentazione naturale oppure le piace vedere nel ring cani dall'aspetto più ordinato?
Lo standard è chiaro!!. Un cane a pelo lungo, o meglio un soggetto che non sia a pelo corto, deve essere toccato per capire eventuali problemi che potrebbero essere nascosti sia da un pelo non “sforbiciato” ma lungo che da un pelo solamente lungo. Se è preferibile vedere nei ring soggetti più curati che non quelli a pelo originale è oltre che un problema dei giudici anche degli allevatori, ovvero della “base” che conta. Lo standard non è un qualche cosa di invariabile, ma deve seguire le esigenze degli allevatori, mai della moda però.

Quale importanza assume il ruolo dell'handler o dell'allevatore di professione nella presentazione dei cani?
Nessuna!! Lo avevo già detto in una vecchia intervista rilasciata per il magazine del syberian: “Non dovrebbe avere nessuna importanza dal punto di vista del risultato. Alle volte può succedere che a parità di livello tra due o più soggetti, il giudice faccia vincere quello dell’allevatore o dell’handler, mai questo dovrebbe accadere tra cani di diverso valore”.

L'Alaskan Malamute, come tutti i cani nordici, è un cane da lavoro. Molti sono convinti che i cani nordici dovrebbero affrontare la prova di lavoro come accade in molte altre razze, che la mancata prova di lavoro sta creando due razze distinte poichè un Malamute da show è differente da un Malamute da lavoro. Lei è d'accordo con questa tesi? Sarebbe possibile nel nostro paese affrontare una prova di traino? E cosa comporterebbe?
Purtroppo è così, in quanto gli obbiettivi, i cosiddetti “goals” sono diversi tra l’allevatore dedito solamente alle esposizione e quello che invece frequenta le prove. Questo dualismo esiste purtroppo in tutte le razze che sono sottoposte a lavoro. Il problema lo deve risolvere il club, la base, ovvero gli allevatori. Capire cosa si vuole ed agire di conseguenza.

L'Alaskan Malamute è un cane americano, in America il campionato come tutti sanno è a punteggio (più o meno come la nostra giovane promessa ENCI). Molti espositori vorrebbero che anche in Italia il campionato fosse a punteggio, altri invece sono convinti che un campionato più difficile serve ad avere una maggiore qualità. Lei cosa ne pensa?
È come il cane che si morde la coda; per chi vede nell’esposizioni o nelle prove solamente un fatto sportivo per primeggiare con un cane allevato in proprio o comperato sarà auspicabile un cammino facilitato per raggiungere lo scopo, per mettere in bella vista una nuova coppa o un nuovo diploma. Per l’allevatore che vuole vedere riconosciuto il suo lavoro, ecco che un campionato che premi solamente i veri campioni è naturalmente ben visto. Anche in questo caso deve essere la base a deciderlo, ovvero a spingere chi ha il timone del comando in questa o in quella direzione.

Spero di avere risposto in maniera esaustiva a tutte le domande. Mi rendo però disponibile a rispondere a che la pensasse in maniera differente dalla mia.


Claudio De Giuliani

tratto da Cirn notizie n.33
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